Christian Bond: “Sono tedesco fuori e napoletano dentro. La mia creatività l’ho investita tutta nella musica”.

Dj e Producer, ma non solo; questo è Christian Bond, all’anagrafe Christian Vitulano, napoletano classe ’91 con una passione smisurata per la musica. Una passione, la sua, che cerca di trasmettere con i suoi suoni, che sin da quand’era bambino coglie e fa nascere dalle sue esperienze dirette di vita. Nel corso della nostra intervista, Christian, ci racconta la sua vita, le sue passioni e il suo modo di intendere la musica.

Ciao Christian, cominciamo dalle fondamenta. Parlaci un po’ di te, delle tue passioni.

«Ciao! Ok, ok.. Chi sono?! Sono tedesco fuori e napoletano dentro: biondo, occhi azzurri e testa dura. Nasco come manager dell’azienda di famiglia, il Blue Marlin Club, un ristorante di lusso alle pendici del Vesuvio che negli ultimi cinque anni mio padre ha lasciato interamente nelle mani mie e di mio fratello maggiore. Prima che mi prendessi questo incarico, però, la mia vita era molto più caotica e movimentata. Stavo sempre in giro per il mondo grazie a quella che è stata la mia più grande passione per oltre 15 anni: la vela. Ho praticato questo sport a livello agonistico concorrendo ottimi risultati, ma spesso passione e lavoro non vanno di pari passo. Così ho dovuto fare una scelta e, ad oggi, in segno di gratitudine verso la mia famiglia che mi ha dato la possibilità di conseguire sempre i miei sogni, ho deciso di dedicarmi interamente all’azienda, di portare avanti il sogno di papà. Ma sono un creativo, la mia mente non si ferma mai, così ho investito tutta la mia fantasia nella musica, che ho studiato con dedizione sin da piccolissimo».

Un campione di regate che fa musica. Credi che la tua passione per questo sport abbia influito sulla tua carriera musicale? È possibile trovare un filo conduttore che unisca le due cose?

«Durante le regate sei solo: tu, la barca e l’immenso mare. Non vedi e non senti nessuno. La tua mente, quindi, inevitabilmente viaggia. Certo, resti concentrato e vuoi vincere a tutti i costi, ma il silenzio che ti circonda è in realtà il tuo unico compagno di viaggio. Pensa che durate le gare non puoi avere con te dispositivi elettronici. La musica stessa è considerata un doping. Quindi io per mantenere la concentrazione lasciavo che la mia mente viaggiasse verso note mai sentite prima…Sì, credo che siano nate lì le mie prime strofe».

Sei al terzo disco e il quarto è in arrivo a breve. Ce n’è uno che ha un significato particolare per te? Come definiresti il percorso che ti ha portato dal primo disco fino a qui? Qualche curiosità sui lavori precedenti?

«Il primo amore non si scorda mai: “The Moon and Back” è stato il mio primo disco e in quello c’è tutta la mia storia: suoni, strumenti, note e parole che rappresentano il mio io al 100%. Non pensavo nemmeno che potesse arrivare in radio e, quindi, non c’era nessuna scaletta da seguire per adeguarsi alle richieste di mercato e ai vincoli delle case discografiche”.

DJ e Producer in un paese come l’Italia che, almeno in radio, non dà spazio a chi come te “collabora” con i cantanti. Oltreoceano è tutta un’altra storia, Skrillex e Diplo ne sono un esempio; dove credi che stia il problema? E, soprattutto, cosa significa lavorare nella musica in Italia?

«Purtroppo se non sei un nome ben affermato nel mondo della musica devi sottostare ai suoni del mercato. Il percorso, infatti, è molto difficile, ma tutto in salita se sei deciso a perseguire l’obiettivo! Il problema è che, ad oggi, in Italia copiamo la musica estera. Prima avveniva l’inverso. Questo è accaduto perché l’Italia ad un certo punto ha lasciato molto più spazio agli artisti esteri, che sono in netta maggioranza, demoralizzando noi artisti italiani: quello che succede in pratica in tutte le arti».

Spulciando tra i tuoi video siamo incappati in alcune tue esibizioni al pianoforte. Per te esiste un rapporto tra i suoni digitali e quelli più classici?

«Io nasco dalla musica classica e amo i suoi suoni. I suoni hanno tutti una correlazione tra loro in quanto ogni suono riprodotto, che sia elettronico o meno, è per forza un suono già esistente in natura».

E a proposito di video, sappiamo che sei molto attivo sui social. Credi che siano utili per un artista? Se sì, dovrebbe essere uno staff ad occuparsene o l’artista stesso?

«Ritengo che un artista debba innanzitutto trasmettere ai suoi fan le proprie emozioni e per questo i social sono di grande aiuto. Anche se, sicuramente, non tutti ti seguono per il motivo per cui tu vorresti, la musica nel mio caso. Ma io provo a rispondere ad ognuno di loro e ad interagire con le loro richieste più che posso. Anche se si distaccano dalla musica, non importa, del resto è sui social che condividiamo la nostra vita».

Non possiamo far altro che ringraziare Christian Bond per la sua disponibilità e, sulle note della sua Plastic Love, vogliamo fargli il nostro in bocca al lupo per la sua carriera! Ma, prima di chiudere definitivamente la nostra conversazione, ci preme sapere se è vero che a breve potremo gustare il suo quarto disco?

«Grazie a voi! È stato un piacere scambiare due chiacchiere insieme e sì, è vero, una piccola anticipazione possiamo già darla: ormai manca davvero poco al mio prossimo disco, diciamo che sarà possibile averlo sotto l’albero».

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