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La Siae perde pezzi: J Ax ed Enrico Ruggeri seguono Fedez in Soundreef

In principio fu Fedez, ora è la volta di J Ax ed Enrico Ruggeri. Comincia ad acquisire pezzi pregiati Soundreef, azienda che sta provando a spezzare il monopolio da anni detenuto dalla Siae in materia di gestione di diritti d’autore.

Nata nel 2001 a Londra per iniziativa di due italiani, Davide D’Atri e Francesco Danieli, con l’intento di gestire i diritti di diffusione della musica, Soundreef è approdata nel nostro Paese nel 2014, quando vinse una causa del Tribunale di Milano in cui si dichiarava quanto segue: “Non sembra possibile affermare che la musica gestita da Soundreef in Italia, in centri commerciali e simili, debba obbligatoriamente essere affidata all’intermediazione della Siae”.

Il primo a cogliere la palla al balzo fu il rapper Fedez, che ebbe il coraggio di intraprendere una scelta coraggiosa, ma che ora, stando ai risultati conseguiti, gli dà ragione. Sono seguite altre adesioni eccellenti, come quella di Gigi D’Alessio, ora è la volta di J Ax e di un cantautore storico della musica italiana, Enrico Ruggeri. Oggi Soundreef opera in più di venti nazioni e gestisce il repertorio di oltre 25.000 autori ed editori nel Mondo, di cui quasi la metà italiani.

Davide D’Atri, Fondatore e amministratore delegato di Soundreef, parla di “grande onore” in merito all’arrivo di Ruggeri, la cui scelta rende orgogliosa l’intera azienda degli “importanti progressi” compiuti finora. Il cantautore milanese, autore di un repertorio quarantennale, vincitore a Sanremo ’87 con Si può dare di più e nel ’93 con Mistero, oltreché autore di capolavori assoluti come Quello che le donne non dicono, prestato a Fiorella Mannoia, mostra entusiasmo nei confronti di “non un ente”, ma un “gruppo di persone con un volto e una voce”.

Si limita ad esprimere “rammarico e dispiacere” Filippo Sugar, Presidente Siae, mentre il direttore generale Gaetano Blandini, pur ringraziando “il Maestro Ruggeri che per tantissimi anni è stato nostro associato”, giudica la sua scelta “incomprensibile”, sottolineando come gli ormai concorrenti operino “illegittimamente” in Italia in cui i diritti d’autore sono gestiti senza scopo di lucro.

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