Sanremo

Le più belle canzoni vincitrici di Sanremo

Sanremo 2018 è alle porte: sarà la 68^ edizione del Festival della canzone italiana, nato nel 1951 ed approdato, con alti e bassi, ma con una tradizione di indubbio valore, fino ai giorni nostri. Piaccia o no, questa kermesse è di fatto l’unica – almeno a livello europeo – che permette ad artisti in gara di confrontarsi con canzoni inedite: e di successi, in oltre sei decenni, ne sono stati lanciati tantissimi. In questo spazio, noi di Blogdimusica abbiamo selezionato alcune tra le più belle canzoni vincitrici di Sanremo: certamente è difficile scegliere tra oltre 60 brani, per cui tutto si basa unicamente su gusti personali.

12 – Angelo (Francesco Renga, 2006). L’amore di un padre nei confronti della figlia appena nata e la ricchezza interiore che da essa deriva: questo il motivo portante del brano scritto dal cantautore lombardo.
11 – Bella da morire (Homo sapiens, 1977). Siamo negli anni ’70 e Renato Pareti ed Alberto Salerno incidono questa canzone d’amore portata al successo dagli Homo Sapiens.
10 – L’essenziale (Marco Mengoni, 2013). La svolta nella carriera di Marco Mengoni, un pezzo melodico d’amore, che gli permette di allargare la cerchia del suo pubblico finora composto prevalentemente da adolescenti. Il singolo si aggiudica ben quattro dischi di platino.
9 – Il cuore è uno zingaro (Nicola Di Bari, 1971). Scritto da Franco Migliacci e Claudio mattone, questo brano viene cantato dal pugliese Nicola Di bari ed è tuttora una delle sue più celebri canzoni.
8 – Mistero (Enrico Ruggeri, 1993). L’unico brano dichiaratamente rock a trionfare all’Ariston. Lo firma Enrico Ruggeri nel 1993: dopo lo straordinario successo commerciale di Peter Pan pubblicato due anni prima, il Rouge prosegue sulla stessa scia e scrive questo pezzo assieme a Luigi Schiavone, interrogandosi sull’oscura forza dell’amore e sul mistero che lo avvolge.
7 – Nel blu dipinto di blu (Domenico Modugno, 1958), Senza girarci intorno: la canzone italiana più famosa di tutti i tempi, anche all’estero. Un successo planetario quello che Mimmo Modugno canta nel 1958, la voglia di liberare la mente, lavorare con la sensibilità e lasciarsi alle spalle gli anni orribili che l’Italia ha vissuto prima di allora. In una parola: Volare, il pezzo che ha cambiato la musica leggera italiana.
6 – Luce (Elisa, 2001). Il maggiore successo prodotto da Sanremo negli ultimi vent’anni. Per la prima volta, la cantautrice friulana si cimenta in lingua italiana ed il risultato è all’altezza: Luce è ormai un classico degli ultimi decenni.
5 – Come saprei (Giorgia, 1995). Dopo essere nata sul palco dell’Ariston con E poi, Giorgia ci riprova e colpisce nel segno: Come saprei si classifica al primo posto nel 1995, tuttora il festival più riuscito nella storia con tanti artisti campioni di vendite in quell’anno. La dolcezza e le capacità vocali della cantautrice romana sono ben evidenti in questa ballad d’amore.
4 – Uomini soli (Pooh, 1991). La collaudata coppia Facchinetti-Negrini pubblica quello che è a tutti gli effetti un capolavoro. Cosa è l’uomo di fronte alla solitudine e all’emarginazione? Se lo chiedono i Pooh.
3 – Perdere l’amore (Massimo Ranieri, 1989). Un altro classico, uno dei tanti firmati dall’interprete napoletano. La eccellente vocalità di Ranieri, la sua capacità mimica e l’inconfondibile melodia, unite allo strazio per aver perso la donna amata, motivo centrale della canzone, sono gli ingredienti essenziali che valgono il successo.
2 – Si può dare di più (Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri, Gianni Morandi, 1987). Un trio che sbanca Sanremo: scritta da Tozzi e Raf ed interpretata da Tozzi, Morandi e Ruggeri, Si può dare di più è un inno alla solidarietà e all’aiuto verso il prossimo all’interno della società basata su egoismo e cinismo. E l’energia che sprigiona il pezzo è fantastica.
1 – Ti lascerò (Anna Oxa e Fausto Leali, 1989). Ci vogliono ben cinque autori – Franco Fasano, Fausto Leali, Franco Ciani, Fabrizio Berlincioni e Sergio Bardotti – ma Ti lascerò è tra le intramontabili di Sanremo, prima nell’edizione del 1990. La presenza scenica di Anna Oxa e la profondità di Fausto Leali costituiscono un binomio perfetto. Il tema è il rapporto padre-figlio e la fiducia che un genitore dà all’adolescente, invitandolo a vivere la vita e a crescere.

“Ti lascerò provare a dipingere i tuoi giorni
con i colori accesi dei tuoi anni
ti aiuterò a sconfiggere i dolori che verranno
perchè saranno anche più grandi degli amori che ti avranno
e lascerò ai tuoi occhi tutta una vita da guardare
ma è la tua vita e non trattarla male.
Ti lascerò…crescere
ti lascerò…scegliere
ti lascerò anche sbagliare” […].


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