Levante: “Adesso sono felice, vi presento il mio secondo disco. Sogno un duetto con Cremonini”

Se con il disco d’esordio (Manuale Distruzione) aveva già incantato gli addetti ai lavori, Levante ci ha messo appena un anno per riuscire a superarsi. Lasciando in soffitta la sofferenza del primo album e cercando la felicità tanto agognata. Abbi Cura Di Te non è solo un disco, ma oramai un must nella vita dell’artista siculo-torinese che ai nostri microfoni ha raccontato l’evolversi della sua seconda creatura in un’annata ricca sotto tutti i punti di vista. Sa inondare di felicità con le parole e lasciare i brividi quando canta. Un piccolo grande raggio di luce nel panorama della musica italiana.

Partiamo dall’inizio: la copertina molto simbolica. Come nasce?
“Nasce dal concept dell’album: salvare il cuore a discapito del cervello. È molto didascalica, amo il simbolismo. C’è un racconto che parte dalla copertina e trova il suo percorso in dodici tracce in cui cerco la felicità. Ho cercato un equilibrio che in qualche modo, poi, sono riuscita a trovare”.

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Due dischi in due anni e Abbi Cura Di Te sembra avere una marcia in più rispetto al precedente album. Levante è cresciuta così tanto in 365 giorni?
“I due dischi hanno un solo anno di differenza anche se Manuale Distruzione nasce qualche anno prima della sua pubblicazione nel 2014. La prima canzone che ho scritto di quel disco risaliva al 2009: l’album ha fatto un percorso molto più lungo. Abbi cura di te è nato la scorsa estate e si sente effettivamente una Levante più grande. Ho avuto il tempo di crescere in questi anni e di definire la mia personalità. In questo disco ero molto più sicura e avevo le idee molto più chiare. Son stata più presente nella scelta degli arrangiamenti”

Tre aggettivi per qualificare Abbi Cura Di Te.
“È un disco felice, più maturo e contemporaneo”

È un disco più felice. Ma cos’è la felicità per Levante?
“La felicità siamo noi. Siamo noi che scegliamo di esser felici. Si chiam Abbi Cura Di Te perché prima di ricercare la felicità nel mondo che ci circonda, dovremmo trovarla in noi stessi. A me piace esser circondata da persone belle e dunque fare una selezione fortissima di chi mi circonda. Tutto ciò che consegue diventa solo positivo”

Merita una menzione “Finché morte non ci separi”: parla della scomparsa di tuo padre dagli occhi della mamma che canta anche. Una storia da brividi.
“Questo è il primo brano che ho composto per il nuovo album. L’ho scritto nel maggio del 2013 ed era rimasto lì nello scantinato. Ho deciso di parlare di mia madre dopo aver scritto per anni di papà. Ho avuto un’illuminazione, l’ho voluta far cantare. Poi me ne son pentita. Ho detto: “No, non ce la farà mai per l’emozione, non ce la farà tecnicamente a entrare in studio”. (ride n.d.r). In realtà ci ha stupito perché è stata bravissima. Io non ho mai utilizzato auto-tune, la voce è naturale. E anche la sua è davvero naturale. Oltre ad esser stata brava nell’interpretazione, è stata anche molto intonata”

Momento commovente.
“Molto. Ho un video della prima traccia che registriamo insieme in cui lei è veramente commossa perché canta e interpreta le parole della sua storia. È stata molto forte come situazione. Ovviamente abbiam dovuto rifarne altre (ride n.d.r).”

Affronti la morte con una leggerezza positiva.
“Sì. Anche se è tutto difficile nella realtà, perché almeno nella musica non rendere leggeri certi macigni che nella vita di tutti i giorni possono affondarti?”

Pose Plastiche invece è un parente un po’ più tranquillo di Alfonso?
“Sì, è decisamente il fratello di Alfonso (ride n.d.r). Con la differenza che in Alfonso mi lamentavo di me stessa. La festa era un pretesto per parlare del momento di frustrazione che stavo vivendo. In Pose Plastiche sono agguerrita con la festa e alcune situazioni imbarazzanti. Il mood è lo stesso, ma hanno obiettivi diversi”

Dell’esperienza americana cosa ti porti dentro?
“L’America è l’America. L’esperienza è stata stupenda e io mai avrei pensato di cantare negli Stati Uniti. Ad Austin ho vissuto un festival importantissimo che porta nel Texas tutto il mondo, tantissima musica. Dal rap al soul, passando per rock, jazz e qualsiasi cosa. Mi sono confrontata con band di un livello mostruoso ed è stato davvero molto divertente. Poi a Los Angeles e New York ho fatto date mie e si è riunita la comunità italiana con tanta gente che urlava “Che vita di merda”. Bellissimo.”

A giugno parte il tour. Andrà oltre?
“Sì, andrà avanti. Per ora son state comunicate solo le date di giugno, ma il tour correrà parecchio fino a settembre. Scenderò giù per lo stivale e spero di toccare di più il Sud che negli Instore è stato penalizzato, ma non per nostra volontà. Spero di tornare di più a casa. E non mancherà qualcosa anche in autunno”

Che tipo di concerto immagini?
“Sicuramente grintoso, sul palco non riesco a stare con i piedi per terra. Ci sarà un filino di elettronica perché nel nuovo disco i suoni più prepotenti ci sono. Questo tipo di pop nei live si trasforma in rock”

Tempo fa dichiarasti di aver voluto collaborare con Cremonini che tra l’altro ti stima parecchio.
“Continuo a sperarlo. Spero che queste interviste arrivino ai suoi occhi (ride n.d.r). Scherzi a parte, ci sentiamo spesso e ci siamo anche incontrati. Lui è una persona squisita. Che dire: continuo a sperare. Glielo dico qui: “A Cè, quando famo sto ‘featuring?”

Come vivi la nascita di una canzone?
“Per me è una gioia. Non scrivo tantissimo in realtà, però quando decido di scrivere allora il brano molto probabilmente finirà in un disco. Se inizio una canzone è perché sto facendo un nuovo lavoro”

C’è qualche canzone nata nei posti più improbabili?
“In realtà sono molto noiosa nella scrittura delle canzoni. Scrivo in camera, da sola. Ho bisogno di solitudine e silenzio, solo questo”

Il tuo miglior pregio e il tuo peggior difetto.
“Sono molto generosa e come difetto sono molto sincera. E ti assicuro che in questo periodo storico è un difetto.”

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