Le 10 canzoni più belle di Vinicio Capossela (VIDEO)

È prevista per il 6 maggio l’uscita dell’ultimo disco di Vinicio Capossela, Canzoni della Cupa, un lavoro pieno di richiami ad un universo folclorico, rurale e mitico, che esce a ben cinque anni di distanza dall’ultimo disco, Rebetiko Gymnastas.
L’album, disponibile dall’ 8 aprile in preorder digitale su iTunes e Apple Music, ed anticipato dall’uscita del singolo Il Pumminale, è composto da due lati, Polvere e Ombra. Come lo stesso Vinicio racconta, il lato della Polvere è fatto di canzoni esposte al secco, al lavorio della polvere e della terra in cui affondano le radici questi canti. Il lato in Ombra è quello dei presagi e dell’inconscio, degli uccelli che volano la notte, del racconto che desta meraviglia e inquietudine.
Si tratta di un’opera originale in cui l’artista esplora quel sostrato di culture, racconti e canti che hanno ispirato “Il Paese dei Coppoloni”, il suo ultimo romanzo.

“Se la gratitudine si nutre di attesa, queste Canzoni della Cupa, sono l’opera per la quale ho maturato più gratitudine. Gratitudine ricambiata, visto che dal 2003 ad oggi si sono riprodotte fino a presentarsi ora al pubblico in disco doppio e vinile quadruplo. Del resto sono un po’ l’opera della vita, dunque sono vitali, come maggio, il mese in cui usciranno… Il mese delle rose, dei rosari e delle spine. Che la loro nuova vita gli sia lieve. Grazie a tutti”

E se è lo stesso Capossela a presentarci con queste parole il suo ultimo disco, ci nutriamo decisamente di grande attesa anche noi, e, aspettando il 6 maggio, andiamo a riascoltare le canzoni che lo hanno reso uno dei più grandi cantautori italiani contemporanei, stilando una delle nostre consuete top ten.

#10 Nella Pioggia

“Sulla pelle e su noi cadono perle stasera, le insegne dipingono amanti dai vetri rigati al vapore”

La tipica canzone da ascoltare nelle sere di pioggia invernali, col naso spiaccicato al vetro della finestra appannata.

#9 All’una e trentacinque circa

Questo pezzo dà il nome al primo disco di Capossela, del 1990, con il quale si aggiudica il premio Tenco come migliore opera prima. Ironico, istrionico, immerso nelle atmosfere blues cittadine; seppure nato agli esordi della sua carriera, la diceva già lunga sulla genialità del cantautore dalle origini irpine e su quello che sarebbe venuto poi.

#8 Canzone a Manovella

Un pezzo pieno di immaginifiche suggestioni, come del resto tutto il disco a cui dà il nome. Grancasse, orchestra sinfonica, piani chiodati, rullo, trombe, turbanti, sembra di essere in un teatro di strada senza tempo. Certamente si tratta di uno dei momenti più alti del suo genio creativo.

#7 Scivola vai via

Dal disco d’esordio di Capossela un altro capolavoro. Dalle malinconiche ambientazioni urbane, il pensiero di un amore ormai andato, di cui restano il ricordo e una canzone.

“Gocce di pioggia, bufere d’amore, ogni cosa passa e lascia”

#6 Che coss’è l’Amor

“Che cos’è l’amor è un indirizzo sul comò di un posto d’oltremare che è lontano solo prima d’arrivare”

Una metafora amara e puntuale sull’amore; appassionata, poetica, lucida, delicata. In questo, come in tutti i pezzi di Camera a Sud, sono molte le influenze musicali, dallo swing al mambo, dalle ballate al twist, ritmi originali che vengono continuamente stravolti e contaminati in maniera euforica e ironica.

#5 Il Ballo di San Vito

Tratta dall’omonimo disco, uscito nel 1996, Il ballo di San Vito è un pezzo dai sapori del sud.
“Terra di sud, terra di confine, terra di dove finisce la terra”

La canzone ha un’ ambientazione paesana, rurale, tra sagre, balli e canti di antiche contrade. Un omaggio al sud Italia ed una conferma del legame di Capossela con la cultura popolare.

#4 Corre il soldato

“Brancola la sposa, brancola il suo velo di rosa si strappa a pezzi, dorme e non riposa e un treno ancora non la porta più per me”

Amore e guerra in un pezzo dalle ritmiche molto balcaniche, che scorre veloce.

#3 Polpo d’Amor

Mito e poesia. Marinai, profeti e balene, il disco del 2011 a cui appartiene questo brano, è un musical teatrale, più che un album. Capossela, come Ulisse, naviga tra vascelli fantasma, sirene, polpi, balene, madonne delle conchiglie. Suggestioni senza fine.

#2 Ultimo Amore

“Lei raccolse la gonna spaziosa e ormai persa ogni cosa presto lo seguì”

Una ballata che parla di amore e di speranza, con un finale molto triste che esce per la prima volta in Modì, secondo disco di Capossela del 1991.

#1 Ovunque Proteggi

L’amore, l’abbandono, il rammarico di aver avuto l’amore e di non averlo saputo trattenere dentro sé, il malessere, la ricerca di assoluzione. Un capolavoro indiscusso.

“I vecchi già lo sanno il perché e anche gli alberghi tristi, che il troppo è per poco e non basta ancora ed è una volta sola”

È l’ultima traccia dell’omonimo disco, che, uscito nel 2006, è al numero 6 nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia. La canzone, invece, è al primo posto nella nostra top ten.


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