Yoko Ono oltre John Lennon, l’emblema dell’avant pop

Un’originale intervista fatta a Yoko Ono, artista e musicista, moglie di John Lennon, è stata riportata su un articolo del magazine Internazionale. L’articolo riportava una sorprendente intervista illustrata in cui l’artista risponde con dei disegni alle domande che le sono state poste dal New York Times Magazine. (QUI l’intervista)

Yoko Ono è nata nel 1933 a Tokyo ed è newyorchese di adozione. Ancor prima di diventare la donna di Lennon, e che la sua figura fosse messa inevitabilmente in ombra dal successo del suo compagno, era già una grande artista d’avanguardia, un personaggio poliedrico e socialmente attivo, impegnato a trasmettere, attraverso l’arte e la musica, un messaggio di pace e di rispetto dei diritti umani, con un particolare legame col movimento femminista.

Radicale, coraggiosa, ha incarnato perfettamente lo spirito di ribellione e il fermento culturale dell’America degli anni ’60.
Nel ’65 ha messo in scena Cut Piece, performance nella quale, seduta al centro di una sala della Carnegie Recital Hall di New York, permetteva agli spettatori di tagliare a brandelli i propri vestiti, fino a rimanere quasi nuda.
Nel 2004 ha realizzato My Mommy Was Beautiful, progetto per cui ha fatto distibuire, per le vie di Liverpool, volantini, striscioni, cartoline con le immagini di un seno e di una vagina, con l’intento di portare le donne alla consapevolezza del loro corpo. Di qualche anno fa, invece, il Concerto per orgasmo di tre minuti, al MoMA.

Un pensiero libero e incisivo quello dell’artista newyorchese, che si esprime in maniera trasgressiva, come solo le avanguardie sanno esprimersi.
Meno provocatorio ma pieno di poesia e ottimismo, invece, il Wish Tree, esposto in Italia alla Galleria Guggenheim di Venezia. L’artista invita i visitatori ad appendere su un albero un foglietto con i loro desideri più intimi. Yoko Ono, da bambina, era stata abituata a scrivere i suoi desideri su un foglio di carta che poi appendeva sugli arbusti dei cortili dei tempi buddhisti.
Una poetica artistica universale e di condivisione.

Tra l’altro, va in scena proprio in questi giorni, a Lione, in Francia, una retrospettiva sulle sue opere intitolata “Lumière de l’Aube”, titolo scelto non solo in onore della luce dell’alba, madre di tutte le luci ed elemento fondante della sua poetica, ma anche per omaggiare la città che ospita la mostra, in cui Auguste e Louis Lumière diedero vita al cinema, nel 1895.

Per quanto riguarda la Yoko Ono musicista, invece, risale al febbraio scorso l’uscita del suo ultimo disco, Yes, I’m A Witch Too, per Manimal records. 17 brani e tantissime importanti collaborazioni in questo nuovo disco che succede il quasi omonimo Yes I’m A witch del 2007, e che rappresenta una rivisitazione dei classici brani di Yoko Ono; una sorta di rilettura che la vede confrontarsi ad armi pari con talenti di diverse generazioni. Tantissime, infatti, e di alto livello, le collaborazioni, scelte ed ottenute anche grazie al lavoro impeccabile del produttore esecutivo, Rob Stevens. Basti pensare alla presenza di Danny Tenaglia nella rivisitazione di Walking On Thin Ice, come a quella di altri grandi nomi tra cui Death Cab For Cutie, Peter, Bjorn and John, Sparks, tUnE-yArDs, MiikeSnow, Moby, Cibo Matto, Portugal The Man e numerosi altri.

Che piacciano o meno le sue opere artistiche e musicali, resta inopinabile che siamo dinanzi ad una delle personalità artistiche più importanti del nostro secolo, una vera e propria icona avant-pop che, come pochissimi riescono a fare, ha attraversato le epoche, adattando sempre un bellissimo messaggio di pace e condivisione ai nuovi linguaggi artistici e musicali.


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